INTRODUZIONE ALLA 1ª GIORNATA:

Nell'introduzione alla 1ª giornata possiamo distinguere due parti nelle quali è possibile riconoscere dei precisi indicatori temporali. Nella prima parte si trova l'anno in cui la pestilenza si abbatté su Firenze, cioè il 1348, e il periodo in cui questa raggiunge il suo culmine, ovvero la Primavera, soprattutto il mese di Maggio. A questi indicatori temporali corrisponde una serie di indicatori spaziali che ci indicano lo stato della città di Firenze e dei suoi abitanti descritti a partire dal centro cittadino, dove dimoravano i nobili, fino a raggiungere il contado posto fuori dalle mura cittadine. Dal racconto che ne fa l'autore emerge molto chiaramente il carattere distruttivo dell'epidemia e il suo effetto disgregante su tutta società cittadina e persino sulla famiglia ("l'un fratello l'altro abbandonava e il zio il nepote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito; e,...,li padri e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano.") dal quale deriva l'isolamento dei malati che vengono abbandonati al loro triste destino senza il minimo conforto morale o religioso.
Nell'introduzione vengono anche descritti gli usi che entrarono a far parte del quotidiano in quel periodo, cioè: saccheggi nelle case lasciate deserte, morti lanciati fuori dalle finestre, becchini che giravano per la città come padroni incontrastati, funerali di massa, fosse comuni, bare comuni, ecc.; ma l'aspetto forse più importante che ne emerge sono le reazioni di coloro che non erano ancora stati contagiati dal morbo che rappresentano con la loro grande varietà di comportamenti, e quindi di convincimenti, la diversità dei cittadini dovuta alla loro estrazione sociale (i nobili si dedicavano a tutti gli svaghi possibili ed immaginabili o scappavano nei possedimenti in campagna, i borghesi si limitavano a girare con strani unguenti sotto il naso per evitare il contagio, ecc.) . In tutte le credenze, popolari o aristocratiche che fossero, era comunque ben leggibile una grossa dose di superstizione che riuniva i fiorentini che, d'altra parte, si trovavano nella stessa situazione di paura e di incapacità di agire.
Il Boccaccio descrive, inoltre, la totale inadeguatezza delle cure prescritte dai "medici", tra le quali erano molto in uso salassi e purghe che avevano lo scopo di purificare il corpo, ma che ottenevano l'effetto opposto a quello sperato, perché altro non facevano che indebolirlo e quindi esporlo maggiormente agli attacchi degli agenti esterni.
In totale contrasto con questa prima parte è la seconda che è identificata da un indicatore temporale molto preciso (Martedì) nella quale avviene l'incontro tra le sette ragazze (di età compresa tra i 18 ed i 28 anni) ed i tre ragazzi (attorno ai 25 anni) all'alba nella Chiesa di Santa Maria Novella che è descritta in modo tale da sembrare lontana anni luce dalla ferocia dell'epidemia. In contrasto ancora maggiore è la parte seguente all'incontro, cioè il trasferimento in campagna che, se la chiesa era già lontana anni luce dall'atmosfera cittadina, è quasi paragonabile al Paradiso ("Era il detto luogo sopra una montagnetta da ogni parte lontano alquanto dalle nostre strade, di vari albuscelli e piante tutte di verdi fronde ripiene piacevoli a riguardare; in sul colmo della quale era un palagio con bello e gran cortile nel mezzo, e con logge e con sale e con camere, tutte ciascuna verso di sé bellissima e di liete dipinture raguardevole e ornata, con pratelli da torno e con giardini maravigliosi e con pozzi d'acque freschissime..."). Il trasferimento si svolge il giorno seguente all'incontro, il Mercoledì, sempre all'alba. Dopo essere arrivati nella loro nuova dimora i giovani stabiliscono i compiti della servitù e decidono anche, approvando la proposta della "regina" Pampinea, la scansione dei periodi della giornata: la mattina ci si alzava di buon'ora e si poteva fare ciò che si voleva, dopo pranzo si andava a dormire fino alle tre, nel pomeriggio ci si ritrovava e si raccontava una novella a testa su un tema stabilito la sera precedente dalla nuova regina, poi si cenava e dopo la cena ci si intratteneva con balli e canti fino all'ora di ritirarsi nelle proprie stanze.

 

 

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