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Buttiglione ministro della Cultura

E' Rocco Buttiglione il nuovo ministro per i Beni e le Attività culturali nel cosiddetto governo Berlusconi bis. Succede a Giuliano Urbani, che ha guidato il dicastero negli ultimi quattro anni, facendosi promotore della riforma della legge sul cinema.
Buttiglione, 57 anni, è professore ordinario di Scienza della Politica presso l'Università S. Pio V di Roma.

(25 Aprile 2005)

testo reperito da: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/04_Aprile/21/fuccaro.shtml

 

Nuovo governo: i tecnici in uscita

L'ipotesi di Tremonti vice premier

A rischio Sirchia, Marzano e Lunardi. Urbani verso la Rai. Riforme, Bossi a Berlusconi: attento agli scogli, rischi

ROMA L’elenco dei ministri del nuovo governo, Silvio Berlusconi l’avrebbe già pronto. Così dice a quanti lo interrogano sui nomi di chi entra e di chi esce. In realtà, la trattativa è appena cominciata e si concluderà soltanto quando Berlusconi salirà al Quirinale con la lista completa. A quanto si dice il negoziato non riguarda soltanto un diverso equilibrio tra le forze che compongono la Casa delle libertà. Tra le questioni da affrontare ci sarebbero il rinnovo delle cariche Rai e gli assetti di enti e società i cui vertici dipendono dalle decisioni dell’esecutivo. La partita quindi sarebbe particolarmente complessa.

VOCI — Le voci raccolte ieri, ma che circolano da qualche tempo, indicano in Giuliano Urbani il probabile nuovo presidente della Rai e in Giancarlo Leone il possibile direttore generale al posto di Flavio Cattaneo. Il ministero dei Beni culturali potrebbe essere assegnato all’attuale presidente della commissione Cultura della Camera, l’azzurro Ferdinando Adornato. In alternativa si fa il nome di Giuliano Ferrara, ora direttore de Il Foglio. Unargomento particolarmente delicato nella trattativa, oggetto di un braccio di ferro tra Lega nord e Alleanza nazionale, è ilministero per le Riforme. Sarebbe tramontata per la fortissima opposizione di Umberto Bossi l’ipotesi secondo cui Berlusconi lo avrebbe avocato a sé con l’interim e promuovendo al rango di vicepremier l’attuale ministro Roberto Calderoli. Al momento la delegazione del Carroccio, composta anche da Roberto Maroni (Welfare) e Roberto Castelli (Giustizia), verrebbe confermata al completo.

I due vicepremier, Marco Follini (se rientrerà) e Gianfranco Fini, verrebbero affiancati da un terzo vice nella persona di Giulio Tremonti, che tornerebbe così al governo dopo essere stato costretto a lasciare la poltrona del ministero dell’Economia. Verrebbe confermato il sacrificio dei ministri tecnici Gerolamo Sirchia (Salute) e Pietro Lunardi (Infrastrutture). Il posto di Sirchia andrebbe a Rocco Buttiglione, anche se nell’Udc non tutti gradirebbero. Il dicastero delle Infrastrutture sarebbe assegnato invece a Claudio Scajola, che lascerebbe quello per l’Attuazione del programma al socialista Stefano Caldoro. Sarebbe sacrificato anche l’azzurro Antonio Marzano (Attività produttive) per fare entrare, su forte sollecitazione dell’Udc, Sergio Billè, attuale presidente della Confcommercio. Questo ministero piace anche ad An che lo vorrebbe per Gianni Alemanno. Alemanno lascerebbe così le Politiche agricole al compagno di partito, ma non di corrente, Adolfo Urso. Entrerebbero nell’esecutivo anche il repubblicano Giorgio La Malfa, destinato alle Politiche comunitarie, e il vicepresidente vicario di An Ignazio La Russa. Promosso a un ministero con portafoglio (ma non si sa quale) anche l’attuale responsabile dei Rapporti con il Parlamento, il centrista Carlo Giovanardi.

Dentro Alleanza nazionale non si placa la polemica tra quanti vorrebbero inserire nel nuovo governo anche i presidenti di Regione usciti battuti e chi si oppone. Ed è uno scontro tra le correnti che guidano il partito.AFrancesco Storace (Destra sociale) che propende per la prima ipotesi e si candida a occupare la Salute o, in alternativa, le Infrastrutture, replica Maurizio Gasparri (Destra protagonista) il quale non si stanca di ripetere che il governo non può essere l’ufficio di collocamento dei governatori sconfitti.

SACRIFICIO — In conclusione, se il quadro degli spostamenti in entrata e in uscita venisse confermato, ci sarebbe un forte ridimensionamento di Forza Italia, che dovrebbe cedere agli alleati ministeri di peso, come conseguenza del voto regionale. Ed è per questo che il partito del premier, stando alle voci, verrebbe in qualche misura ricompensato con un aumento di posti da sottosegretario. Nella sede del partito, in via dell’Umiltà, c’è già un flusso continuo di parlamentari che premono per ottenere udienza.

Lorenzo Fuccaro

21 aprile 2005

testo reperito da: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/04_Aprile/21/fuccaro.shtml

 

ROMA - "Per la lista dei ministri sono pronto anche domani". Ieri sera Silvio Berlusconi ostentava sicurezza in vista della conclusione delle consultazioni del presidente Ciampi. Il Cavaliere, infatti, vuole apportare solo poche modifiche rispetto al governo uscente.

I ministeri più in bilico sono quelli delle Attività produttive, guidato dal forzista Antonio Marzano, e dei Beni Culturali, gestito da Giuliano Urbani. Al posto di Marzano potrebbe arrivare un altro esponente di Forza Italia, ossia Claudio Scajola. Che a sua volta lascerebbe vacante la casella dell'Attuazione del programma. In questo caso sarebbe il socialista Stefano Caldoro ad essere promosso ministro.

Per le Attività produttive, tramontata l'opzione a favore del presidente della Confcommercio, Sergio Billè, circola anche il nome di Gianni Alemanno. Il ministro di An, da quattro anni alle Politiche agricole, sembra però poco intenzionato a lasciare il suo dicastero. Un interesse per la stessa poltrona la coltiva invece Adolfo Urso, al momento viceministro proprio di Marzano.

Per quanto riguarda i Beni Culturali, poi, le chance maggiori ce le avrebbero il centrista Rocco Buttiglione, il forzista Ferdinando Adornato e il repubblicano Giorgio La Malfa. Se il ruolo dovesse spettare a Buttiglione, la casella delle Politiche comunitarie andrebbe nella mani del presidente del Pri.

Il valzer delle poltrone sarebbe ben più ampio se in gioco entrassero anche i cosiddetti ministri "tecnici" e il titolare leghista delle riforme, Roberto Calderoli. La Lega fa quadrato sul suo uomo. E infatti fino a ieri sera non sembravano emergere novità. Ancora oggi, però, il presidente del Consiglio cercherà di convincere i lumbard a fare un passo indietro. Se il pressing di Palazzo Chigi dovesse sortire un qualche effetto, la delega delle riforme potrebbe passare nelle mani dello stesso Berlusconi o potrebbe esserci una "staffetta" con l'attuale ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia.

Nella prima ipotesi Calderoli verrebbe ricompensato addirittura con una vicepresidenza del Consiglio. Una soluzione però che sembra essere scartata un po' da tutti. In primo luogo perché il "no" di Follini al rientro fa propendere il premier per non avere altri "vice". Eppoi perché comporterebbe la promozione a vicepremier di altri tre rappresentanti della coalizione: Buttiglione, Fini e Tremonti. Una strada che non vuole essere percorsa da nessuno e che anche il Cavaliere considera impraticabile: "E poi che li gestisce? Ci pensate a Tremonti e Fini?".

Il puzzle, appunto, potrebbe arricchirsi delle sostituzioni dei "tecnici" . Per il momento Berlusconi non vuole fare a meno di Sirchia, Lunardi e Stanca. An e Udc premono per sostituire almeno i primi due. In quel caso potrebbe essere Francesco Storace ad approdare al ministero della Sanità. In alternativa è pronto il centrista Mario Baccini che lascerebbe sempre per Storace la Funzione pubblica. Per lo stesso ruolo ci sarebbe la candidatura anche di Ignazio La Russa.

Qualche piccola novità potrebbe arrivare anche tra i viceministri con il trasloco di Michele Vietti all'Economia. Sorprese dell'ultima ora, comunque, sono sempre possibili. In un primo momento, ad esempio, era circolato il nome di Emma Bonino e dell'ex presidente della Confindustria D'Amato. Tutti gli altri, infine, rimarranno al loro posto.

Nella distribuzione delle cariche, però, stanno svolgendo un ruolo anche le prossime nomine a enti pubblici e Authority. Per la Rai, ad esempio, è ben piazzato proprio Giuliano Urbani anche se nel centrosinistra c'è chi contesta, in base alla legge sul conflitto di interessi, la possibilità che un ministro possa trasferirsi in un ente pubblico come quello di Viale Mazzini.

(22 aprile 2005)

testo reperito da: http://www.repubblica.it/2005/d/sezioni/politica/crisigoverno3/totoministri/totoministri.html

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